Officina38

AI in agenzia? Ecco cosa facciamo davvero (e cosa no)

Strumenti, limiti e opportunità dell’intelligenza artificiale per agenzie creative e team di comunicazione

 

 

[7’ di lettura]

 

Introduzione

Sono ormai lontani i tempi in cui intelligenza artificiale era un’espressione spaventosa e che ci intimidiva. Da un paio d’anni, infatti, è diventata la nostra nuova collega, una di quelle che si integrano perfettamente nel team e che risolvono un sacco di grane.

Tuttavia, c’è ancora chi la teme, chi la idealizza, chi la evita a prescindere.

Ma l’AI non è né una minaccia né una soluzione miracolosa. È uno strumento. E, come ogni strumento, va compreso, contestualizzato e usato con intelligenza.

Per questo abbiamo deciso di condividere con voi il modo in cui abbiamo integrato gli strumenti di AI nel lavoro quotidiano del nostro team (se avete dei feedback, sono ben accetti!).

 

Cosa facciamo (e cosa no) in Officina38

In Officina38 utilizziamo l’intelligenza artificiale come uno strumento di supporto. Non ci affidiamo a essa per automatizzare tutto, ma la integriamo in modo ragionato nei nostri flussi. Ci aiuta, ad esempio, nelle prime fasi di ricerca, quando serve raccogliere informazioni, stimoli o punti di partenza da esplorare. La usiamo anche per velocizzare l’adattamento di testi e contenuti tra formati diversi, o per sbloccare idee visive durante la costruzione di una moodboard.

Può tornarci utile, inoltre, per analizzare materiali complessi o sintetizzare informazioni articolate in modo più agile. Tutto questo ci permette di risparmiare tempo sulle attività più operative e concentrarci su ciò che conta davvero: le idee, le scelte, la direzione creativa.

Quello che non facciamo — e non vogliamo fare — è delegare all’AI i compiti più delicati. Non la usiamo per generare naming o concept da zero, né per sostituire il pensiero strategico. E non produciamo visual destinati ai clienti con strumenti generativi, se non quando espressamente richiesto e condiviso nel brief.

In sintesi: l’AI è una nostra utile alleata, ma il pensiero critico del nostro team resta la vera guida.

 

Se non ora, quando? 

Dalla scrittura alle immagini, dai video alla musica: ogni formato creativo è oggi potenzialmente influenzato — o accelerato — da uno strumento AI.
Ma più che chiedersi “cosa può fare l’AI?”, la domanda giusta è: “quando e come ha davvero senso usarla?”.

Per rispondere, abbiamo riflettuto su quanto questi strumenti abbiano inciso, in alcuni casi davvero stravolto, il nostro modo di lavorare. O di pensare. O di pensare e lavorare insieme. 

L’intelligenza artificiale, lo sappiamo, può occuparsi di moltissimi task, da quelli ripetitivi a quelli più creativi. Ma le manca visione, non coglie le sfumature, non comprende il contesto per cui deve generare contenuti o creare soluzioni.

Ed è proprio questo il punto: non sostituisce il lavoro creativo, lo affianca. Lo sostiene. In molti casi, lo rende persino più potente.

In agenzia può essere utile in tante fasi operative o di supporto — a patto che ci sia sempre un occhio esperto a guidarla. Perché dove c’è bisogno di intuizione, empatia, originalità… l’AI si ferma. E tocca a noi fare la differenza.

Non a caso, in Officina38 abbiamo accolto da qualche mese Luca, AI Creator che si dedica proprio a questo: esplorare i tool di intelligenza artificiale, testarli, capirne le potenzialità e aiutare tutti a usarli in modo utile e consapevole.

Luca lavora al fianco dei team creativi quando serve e, nel frattempo, costruisce percorsi di educazione e integrazione quotidiana di questi strumenti.

Ogni settimana, poi, ci aggiorna con la newsletter interna “AI INSIDER NEWS”: una raccolta delle novità più interessanti, tra nuove release e tool emergenti da sperimentare subito.

Un piccolo rituale che ci tiene vigili e connessi all’evoluzione del settore. E ci ricorda che per innovare non serve correre: basta essere curiosi e sapere dove guardare.

 

AI e Creatività: la nostra esperienza

Chi di noi non si è ritrovato almeno una volta a vivere la sindrome del foglio bianco? Proprio in momenti di crisi come questi ci siamo scoperti grati a uno strumento che non ha pretese autoriali ma sa offrire stimoli rapidi, idee grezze, punti di partenza.

Niente magia, solo un modo per rompere il ghiaccio e rimettere in moto il pensiero. Poi, come sempre, tocca a noi far suonare tutto nel modo “giusto” — anche a un orecchio creativo.

Ed è per questo che anche in Officina38 ogni team integra l’intelligenza artificiale nei propri flussi in modo diverso, calibrandone l’uso in base agli obiettivi e alla natura del lavoro.

 

Comunicazione
Qui l’AI è una risorsa quotidiana. Serve per raccogliere spunti, testare alternative, elaborare insight o generare versioni preliminari di testi. Viene usata anche per esplorare trend, stimolare la scrittura o produrre prime scalette di contenuti editoriali. I tool più ricorrenti sono ChatGPT, Gemini e Notion AI, che stiamo sperimentando anche nella sua funzione scheduler per l’organizzazione dei calendari.

 

Visual design
L’AI qui è un acceleratore creativo. Viene usata per generare moodboard, esplorare palette, confrontare linguaggi visivi e sperimentare layout alternativi. Non sostituisce l’estetica, ma stimola la ricerca. Tra gli strumenti più utilizzati: Midjourney, Adobe Firefly, Runway, Gemini e il recente Google Veo 3, particolarmente utile per la prototipazione video.

 

Produzione
In fase di pre-produzione, l’AI viene testata per suggerire scenari e accompagnare la scrittura degli script. Serve anche per generare bozze narrative o supportare i pitch con immagini evocative. Anche in questo caso, Gemini e Google Veo 3 sono alcuni degli strumenti che stiamo esplorando con maggiore interesse.

 

Post-produzione
Qui l’AI è una compagna tecnica. Viene usata per sottotitolare, migliorare l’audio, snellire le fasi di montaggio. Ma ogni intervento viene sempre rifinito manualmente: perché l’obiettivo resta lo stesso, anche quando cambiano gli strumenti — dare vita a qualcosa di curato, coerente e rilevante.

 

Diverso è il discorso per quei progetti che richiedono profondità, sfumature e coerenza strategica. In questi casi, l’uso dell’AI può risultare limitante — o addirittura controproducente.

Pensiamo, per esempio, alle campagne valoriali, ai copy con una forte componente emotiva, alla definizione di un’identità visiva o alla stesura di una presentazione strategica.

Quando il contenuto richiede un tono di voce preciso, riconoscibile, radicato nella cultura del brand, serve un pensiero umano. Serve esperienza. E serve sensibilità.

 

Non solo creatività: AI per il team Account

Quando si parla di intelligenza artificiale in agenzia, si pensa subito alla scrittura, al video o al design. Ma un’altra delle aree dove l’AI può fare davvero la differenza è la gestione operativa, basti pensare al lavoro svolto quotidianamente dagli Account e, in buona parte, dalla Produzione.

Task quotidiani, ripetitivi o fortemente organizzativi che, pur essendo fondamentali, rischiano spesso di assorbire tempo ed energie.

Ecco alcuni esempi concreti di applicazione:

  • Riassunti automatici di meeting, grazie a tool come Fireflies e Fathom, che trasformano le call in report intelligenti e consultabili.
  • Organizzazione di task e scadenze, con strumenti come Notion AI, Gemini (in particolare la funzione scheduler) o Motion, utili per gestire priorità e automatizzare i reminder.
  • Creazione di report sintetici, velocizzata da ChatGPT, Claude o Gemini, ideali per riorganizzare grandi moli di testo in sintesi leggibili.
  • Ricerche rapide su location, crew, reference – facilitate da Perplexity o Gemini, capaci di aggregare insight e link utili.

Non sono attività che finiscono sotto gli occhi del cliente. Ma sono strumenti preziosi per migliorare l’efficienza interna, velocizzare i processi e ottimizzare risorse e tempistiche.

 

Conclusione

L’intelligenza artificiale non è una minaccia né un’illusione. È una tecnologia concreta, che va capita prima ancora che adottata.

Il vero salto non è usare l’AI, ma capire dove eleva la qualità del lavoro senza snaturarne il senso. Non serve quindi farla entrare ovunque. Serve sapere dove apre spazio al pensiero umano, e dove invece rischia di soffocarlo.

Crediamo che, in una prospettiva storica, questo non sia il momento degli entusiasmi ciechi, né dei rifiuti a prescindere. Piuttosto, è il momento delle scelte coraggiose e consapevoli.

Perché creatività e tecnologia non sono in conflitto – possono convivere.

A una condizione: che la regia resti saldamente nelle mani di chi sa immaginare prima ancora di automatizzare.

E noi continueremo a fare proprio questo: usare ogni strumento per dare più spazio a ciò che conta davvero. Le idee.