Officina38

Formazione e innovazione: una necessità strategica

Nel mondo della comunicazione e della produzione creativa, tutto cambia in fretta. Nuove tecnologie come l’AI, nuovi linguaggi, nuovi modelli di business entrano in scena e ridefiniscono continuamente competenze, ruoli e priorità.

In questo scenario in costante evoluzione, formarsi non è solo una buona pratica: è una necessità. Un modo per restare aggiornati, certo, ma anche per rimettere a fuoco e scegliere la direzione.

In Officina38 crediamo profondamente in questa attitudine. E lo abbiamo sperimentato in prima persona. Anna Frandino, Founder e CEO di Officina38, ha recentemente concluso un Master in Digital Entrepreneurship presso H-Farm — un percorso pensato per chi lavora e costruisce nel presente, ma con uno sguardo orientato al futuro.

Le abbiamo fatto qualche domanda per capire cosa ha imparato, come queste esperienze hanno influenzato il suo approccio al lavoro e perché, oggi più che mai, formazione e innovazione devono camminare insieme.

 

Formazione e innovazione

 

Partiamo dal Master H-Farm: cosa ti ha spinto a intraprendere questo percorso e quali erano le aspettative iniziali?

Ero in un momento in cui sentivo il bisogno di nuovi stimoli e strumenti per affrontare una fase di evoluzione personale e aziendale. Cercavo un percorso formativo che fosse concreto, attuale e capace di restituire valore reale nel mio lavoro quotidiano.

Il Master in Digital Entrepreneurship di H-Farm mi ha colpita subito per visione, struttura e qualità del corpo docente.

Ho scelto di iscrivermi perché parlava esattamente al tipo di imprenditorialità in cui credo: consapevole, multidisciplinare, radicata nel presente ma con lo sguardo rivolto al futuro.

Ogni modulo ha esplorato una dimensione chiave del ruolo imprenditoriale: dallo storytelling alla finanza, dalla gestione delle persone al digital marketing.

L’approccio è stato pratico, dinamico, e soprattutto costruito da chi lavora ogni giorno nel settore, come me.

Anche il contesto ha giocato un ruolo importante: il campus di H-Farm è un luogo bellissimo e stimolante, ideale per assorbire e rielaborare nuove prospettive.

 

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C’è stato un momento, un modulo o un confronto durante il Master che ti ha particolarmente colpito o cambiato prospettiva?

Ci sono stati alcuni moduli che hanno lasciato un segno profondo nel mio percorso: Corporate Communication & Storytelling, People & Culture, e Finance & Fundraising.

Ciascuno di questi ha portato chiarezza su aree che, fino a quel momento, avevo percepito in modo frammentario. Mi hanno aiutata a leggere con maggiore lucidità una mappa decisionale che prima risultava sfocata.

Non significa aver immediatamente attivato un cambiamento operativo, ma di certo il processo si è avviato.

Ad esempio, il modulo sulla comunicazione mi ha molto colpita per l’approccio scientifico legato alle neuroscienze.

Per comunicare in modo efficace non basta l’intuito: bisogna sapere a chi ci si rivolge, e con quale obiettivo preciso. Contesto e interlocutore modificano il messaggio. Serve metodo, non solo istinto.

Quella lezione ha dato struttura a intuizioni che, fino a quel momento, non avevo razionalizzato.

 

Qual è il topic, affrontato durante il Master, che ti ha colpita maggiormente per la sua applicabilità concreta in Officina38?

Uno dei temi che mi ha colpita di più è stato quello legato a People & HR.

In particolare, ho approfondito l’importanza della condivisione di valori e visione all’interno dell’organizzazione.

Ho compreso quanto sia strategico progettare un flusso aziendale coerente, chiaro e condiviso da tutte le persone coinvolte.

Mi riferisco a ciò che viene definito Organizational Flow e Process Design, due aspetti spesso sottovalutati nelle realtà creative.

Sto cercando di tradurre questi concetti in Officina38, rendendoli azioni concrete e non solo riflessioni teoriche. L’obiettivo è costruire processi interni definiti, dove la direzione aziendale sia chiara per ogni componente del team.

Non è solo un tema di efficienza, ma di cultura organizzativa. E questo fa, davvero, la differenza.

 

Il tuo ruolo in Officina38 è ibrido e contempla tanto la strategia quanto l’operatività. Come si mantiene l’equilibrio e si evita di diventare un collo di bottiglia nei processi?

È vero, il mio ruolo in Officina38 è ibrido: combina visione strategica, gestione operativa e responsabilità creative.

Questa natura trasversale può diventare un punto di forza, ma anche un rischio concreto. Il rischio è quello di accentrare troppo, diventando un blocco nel flusso dei progetti.

Una delle cose più utili del Master è stata proprio la definizione delle priorità. Mi ha aiutata a distinguere le aree in cui serviva il mio contributo diretto da quelle da delegare. Ruolo ibrido sì, ma con ruoli chiari. È la chiarezza a fare la differenza nel lavoro quotidiano.

Integrare strategia e operatività richiede intenzionalità, e momenti dedicati solo alla visione d’insieme.

L’operatività spinge al breve termine. Senza spazi di riflessione, si rischia di decidere sempre in emergenza.

Esperienze formative come il Master aiutano a creare quello spazio mentale e pratico per guardare più lontano.

 

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Formazione continua: quanto pensi sia importante oggi, nel nostro settore, dedicare tempo all’apprendimento e all’aggiornamento professionale?

Credo profondamente nel valore della formazione continua, a tutti i livelli e in ogni fase del percorso professionale.

Il Master mi ha aiutata a mettere ancora più a fuoco questo principio, rendendolo strategico e concreto. L’apprendimento costante permette di potenziare competenze esistenti e, allo stesso tempo, scoprirne di nuove.

È anche uno strumento potente per valorizzare le persone già presenti in azienda. Non sempre serve cercarne di nuove all’esterno. A volte basta saper leggere meglio il potenziale che si ha dentro.

Investire sulla crescita interna è un atto di fiducia e visione. Ed è anche uno dei modi migliori per costruire il futuro di un’azienda.

 

In questi mesi hai anche avuto modo di partecipare a Bari Capitale Digitale: è stata un’occasione concreta di networking e confronto sul campo? Cosa ti porti a casa da quell’esperienza?

Bari Capitale Digitale è stata un’occasione concreta di confronto, ispirazione e networking reale. L’invito è arrivato tramite il direttore scientifico del Master, Nicolò Andreula, e ho deciso subito di partecipare.

L’atmosfera era informale e stimolante, perfetta per entrare in dialogo diretto con speaker e professionisti del settore.

Ho ascoltato storie vere, fatte di successi e fallimenti, raccontate con lucidità e generosità. Sono quei momenti che ti lasciano qualcosa. Ti aiutano a rileggere, con altri occhi, anche la tua esperienza.

Ne sono uscita arricchita, motivata e con molte idee da riportare in Officina38.

È stato così stimolante che il prossimo anno ci torniamo con tutto il team!

 

Quanto pensi che queste esperienze abbiano impattato sul tuo approccio quotidiano al lavoro in Officina38?

Queste esperienze hanno avuto un impatto pratico sul mio modo di leggere il lavoro quotidiano in Officina38.

Mi hanno aiutata a riconoscere con chiarezza le risorse che possono supportarci nei prossimi passi. Non tutto va fatto da soli. E non tutto si può fare da soli.

Ci sono professionisti competenti che possono affiancarci nell’implementare ciò che vogliamo costruire.

Questo anno mi ha dato gli strumenti per dire: possiamo fare di più, e siamo pronti a farlo.

Siamo maturi abbastanza per farci accompagnare e per crescere in modo consapevole.

 

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Se dovessi dare un consiglio a chi lavora nella produzione creativa e nella comunicazione, quale sarebbe il tuo invito in merito a formazione e innovazione?

Oggi, chi lavora nella comunicazione o nella produzione creativa deve tenere il passo con un contesto che cambia molto velocemente.

L’arrivo dell’intelligenza artificiale e di nuove tecnologie ci obbliga a comprendere, filtrare e personalizzare ciò che davvero ci serve.

La formazione è uno strumento fondamentale per capire cosa accade e decidere cosa fare nostro. Non si tratta solo di conoscere nuovi strumenti, ma di dare valore reale a ciò che impariamo.

E la formazione oggi può essere anche accessibile, quotidiana, integrata nel lavoro stesso. Un podcast, un video YouTube, una voce autorevole possono attivare un cambiamento, anche senza grandi investimenti di tempo e soldi.

L’importante è restare curiosi, aperti e allenare lo sguardo verso l’innovazione, con costanza e spirito critico.

 

In conclusione

Dalle parole di Anna emerge con chiarezza un punto: innovare non significa inseguire ogni novità, ma saper riconoscere quelle che contano davvero.

La formazione continua serve esattamente a questo: a leggere meglio il presente, a costruire strumenti critici, a dare metodo a ciò che spesso facciamo per intuito.

Non è (solo) una questione di corsi, master o certificazioni. È un’attitudine quotidiana, che può passare anche da un podcast, da un confronto, da un momento di pausa.

E soprattutto, è un modo per valorizzare le persone. Aiutare chi lavora con noi a crescere, a trovare nuove direzioni, a dare forma a qualcosa che prima non c’era.

In un settore dove si corre molto, fermarsi a imparare può sembrare un lusso. Ma in realtà, è una delle azioni più strategiche che possiamo fare.

Per questo continueremo a investire tempo, attenzione e risorse in percorsi che allineano il nostro lavoro con ciò che sta cambiando là fuori – e dentro di noi.

 

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